🎶A 🎶 B 🎶 C 🎶
Sto osservando alcuni approcci sul fonologico.
Poi leggo presentazione di "suoni vibranti" come la R ma aggiungendo anche altri che vibranti non sono come la T - S - V....
Come giustifichi al bambino che sarebbero vibranti altri suoni come la R?
Con la R sente la vibrazione, con la T e la S no e lì il bambino si perde, perché l’adulto gli ha detto una cosa e il corpo gliene dice un’altra.
Poi osservo il solito timore di presentare l'H la Lord Voldemort dell'alfabeto, che viene chiamata "Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata" o "Tu-Sai-Chi".
Infatti pure da bambina mi metteva nei matti sta storia della "fatina muta"!
Allora che serve?
Serve solo a rimandare il problema, a farla diventare un fantasma.
Invece se la presenti subito, dicendo: "guarda, con CHE e CHI la H sta lì solo a dire che il suono resta duro", smette di essere un mostro.
Diventa una stampella, una regola logica, non un’eccezione da temere.
Il punto è sempre lo stesso: partiamo dal corpo, non dalla paura.
Se una lettera serve, la chiami per nome e spieghi perché c’è e come veramente si fono- articola.
"Ma io sono un insegnante!"
Bene, allora non ti azzardare a inventare fantasiose categorie fonemiche!
Altrimenti stiamo insegnando ai bambini a non fidarsi di quello che sentono e poi ci chiediamo perché fanno fatica a leggere.
Le cose sono semplici: non si può stare con due piedi in una scarpa e se vogliamo viaggiare in nuove traiettorie, non si può lanciare il sasso e ritirare la mano, ma avere invece del coraggio.
Io ci sono, sapete come comunicare con me e potete fare di me buon uso.
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