Perché scomporre il gesto grafico funziona: bambini e adulti a confronto: c + l = d
Alla base del metodo c'è un principio neuroevolutivo: il bambino non è un adulto in miniatura.
Noi adulti abbiamo un Sistema Nervoso Centrale già maturo e una corteccia motoria strutturata da anni di automatismi. Metaforicamente siamo un testo con molti capitoli già scritti. Le nostre esperienze e i pattern motori acquisiti hanno creato delle "autostrade neurali" che rendono difficile apprendere un nuovo gesto grafico da zero.
Nel bambino invece, soprattutto nella finestra critica entro i 7 anni, il SNC è ancora in fase di mielinizzazione e il cervello è in massima neuroplasticità. È una pagina con poche tracce. Per questo ha bisogno di fondamenta solide.
Il compito è proprio questo: tracciare su quelle pagine quasi vuote i prerequisiti grafomotori che diventeranno le colonne portanti dell'apprendimento per tutta la vita.
Un esempio concreto è l'apprendimento dei grafemi, anche non alfabetici come i kana giapponesi. Se analizziamo solo la componente grafica, escludendo quella fonologica:
Un adulto scrivente esperto, messo davanti al segno あ, riesce a memorizzarlo e riprodurlo globalmente al primo tentativo?
Oppure ha bisogno di attivare un processo di analisi visuo-percettiva e di segmentazione motoria, scomponendo il grafema in unità più semplici per poi riassemblarle?
La risposta è la seconda, poiché anche l'adulto ha bisogno di scomporre.
Perché la memoria di lavoro visuo-spaziale e la programmazione motoria fine funzionano meglio con unità discrete.
Se questo vale per noi, a maggior ragione vale per il bambino.
Insegnare a scomporre significa rispettare i tempi di maturazione della coordinazione oculo-manuale e dare strumenti concreti per costruire la lettera, non solo copiarla
Commenti
Posta un commento