✍️...racconto un po' di me e perché sono qui...
Come mi sono sognata di creare un mio blog?
Guarda, l’iniziativa è banale eh. Niente di illuminante tipo "ho avuto una visione sotto la doccia".
È che un giorno mi sono chiesta: "Perché non fare circolare lo stesso materiale che da anni gira ufficiosamente nelle scuole dove sono passata io?"
Com'era?
Dove passava Attila non cresceva più un filo d'erba.
Nel mio caso invece: dove sono passata io si sono moltiplicate le fotocopie del mio materiale.
Materiale "studiato per ragazzini DSA o con i cosiddetti bisogni speciali perché con la 104", però poi utilizzato per tutta la classe.
E comunque tutto ciò l’ho sempre trovato molto democratico.
Però cambiando paradigma: i normopensanti beneficiano del materiale pensato per i compagni teoricamente più svantaggiati.
Da una parte bene! Finalmente abbiamo info gratis, tutorial, schede, video con musichetta motivazionale in sottofondo.
Dall’altra parte però ti senti proprio così: persa in un mercato alle 9 di mattina di sabato.
Siori e siore, schede operative per la scuola primaria... delle vere primizie! Fresche fresche di stamattina!
Esercizi di matematicaaa! 2+2 fa 4, ma se lo fai col metodo innovativo fa 4,5!
Dizionari anche in lingua klingon, perché oggi con l'imminente invasione aliena non bastano più inglese e cinese! Bisogna saper dire "verifica in classe" anche su Vulcano!
Corso per genitori: come dire "no ai tablet" usando 3 tablet contemporaneamente!
Promo speciale: compri 2 PEI e il PDP te lo regalo io!
E in mezzo a tutto questo casino... mo' ci metto pure io eh.
Eccomi qua con la mia bancarella scricchiolante, con scritto sopra a pennarello:
Vendo idee strampalate, disegni storti e consigli che magari funzionano, magari no. Ma almeno ce la ridiamo.
Niente guru. Niente primizie. Solo io, il mio alfabeto alieno, e la voglia di raccontarvi cosa succede davvero in classe senza filtri e senza urlare.
Adesso potrei pure raccontare quando e come ho guadagnato la mia prima monetina d'oro, come Paperon de Paperoni.
Per monetina d'oro intendo il bagaglio di conoscenza e soprattutto di esperienza che mi sono poi accumulata negli anni.
Ero una semplice studentella che aveva un abbozzo di idea su cosa avrei fatto da grande.
Poi mi dirottarono nelle scuole allora elementari per intervenire soprattutto con quei studenti ancora non etichettati come oggi DSA.
Quelli che "è distratto", "è vivace", "potrebbe fare di più se si applicasse". Tradotto: quelli che stavano in mezzo.
Ho poi preso man mano gusto e ho anche lavorato con tanti ragazzini con disabilità.
E lì ho imparato una cosa: quando ti metti a tavolino con un bambino e costruisci il mondo su misura per lui, succedono miracoli. Materiali colorati, tempi diversi, strategie, giochi. Tutto studiato.
Poi è andata a finire che mi sono accorta di un paradosso.
I ragazzini più seguiti, appunto per specifiche loro condizioni, hanno comunque opportunità che altri nella "loro normalità" non hanno.
Hanno l'insegnante di sostegno, il piano, il progetto, qualcuno che ci pensa.
E gli altri? Quelli normopensanti?
Per loro c'è la cosiddetta didattica per tutti. Che è caotica e al tempo stesso piatta.
Caotica perché nell'arco di una mattinata devi fare 25 cose diverse nello stesso minuto.
Piatta perché se ti discosti un attimo dal programma, ti guardano come se ti fosse immediatamente spuntata una verruca gigante in mezzo agli occhi!
E allora io ho pensato: e se provassimo a portare un pezzetto di quella "cura su misura" anche per tutti gli altri?
Senza etichette, senza moduli in triplice copia. Solo con un po' di fantasia, un disegno storto e la voglia di dire: ehi, anche tu conti.
Per questo sto qua, con la mia bancarella.
Non vendo soluzioni magiche. Vendo tentativi. Errori. Ripartenze.
E qualche idea che magari ti fa dire "ah, ci avevo pensato anch'io ma non avevo il coraggio di provarla".
Perché alla fine la scuola non è un supermercato dove scegli il prodotto migliore.
È un mercato. E io preferisco quella bancarella dove ti offrono il caffè mentre parli, anche se la merce non è perfetta.
Avere a che fare con un bambino con la 104 che comunque non solo sa allacciarsi le scarpe da solo a 5 anni e non confonde la destra con la sinistra perché è stato seguito in modo mirato...
e confrontarlo con un normopensante che va in frustrazione perché nemmeno a 9 anni possiede le stesse competenze...
almeno a me fa pensare.
Fa pensare tanto.
Perché ti fa capire che non c'è una linea retta che divide le persone in categorie. Con la riga e il timbro: tu sì, tu no.
La realtà è tutta storta, tutta mista, tutta umana.
E quindi sì, questo fa ben capire una cosa:
a tutti i ragazzini devono essere offerte sin da subito le stesse possibilità. Anche ai normopensanti.
Non parlo di ore in più o di carte in più.
Parlo di tempo per provare e sbagliare. Di qualcuno che ti guarda e dice "ok, con te ci mettiamo un attimo in più sulle scarpe".
Di strategie che non sono solo per chi ha un nome tecnico sopra, ma per chiunque stia facendo fatica quel giorno.
Perché se a 5 anni insegniamo ad allacciarci le scarpe con calma, a 9 anni forse non arriviamo a piangere sulle divisioni in colonna.
Se a tutti diamo il diritto di imparare a destra e sinistra senza vergogna, forse avremo meno frustrazione in giro.
La mia bancarella non fa distinzioni.
Qui ci si siede tutti sullo stesso sgabello scricchiolante.
Con disegni storti, con errori, con tempi diversi.
E si riparte.
Perché alla fine non è che ci siano i "bravi" e gli "altri".
Ci siamo solo noi. Con le nostre scarpe da allacciare.
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