🩼Stampella o 🧚 ali per volare?



La Zona Grigia


Oggi noi che ci definiamo "normopensanti" abbiamo la fortuna di poter usare la tecnologia per fare meno fatica, sia fisica che mentale. 

Le app ci ricordano gli appuntamenti di lavoro, ci dicono quando girare l’arrosto nel forno, avviano la lavatrice mentre siamo fuori casa. Arrivano persino a dirci quando girarci sul lettino sotto il sole, così da evitare i danni di una sovraesposizione ai raggi UVA e UVB.

E negli ospedali? Ci sono i percorsi per raggiungere i reparti. Segui la linea gialla e arrivi in ortopedia, segui quella blu e arrivi in cardiologia. Non mi sento affatto sminuita a seguire quelle linee colorate in un posto enorme che non conosco. Anzi, mi aiutano.

Allora perché ci vengono dei dubbi quando si parla di dare degli aiuti a bambini e ragazzi che stanno attraversando un momento di crisi? 

La crisi può essere la crescita in sé, che già di per sé è uno stress. Oppure può essere qualcosa di familiare, come la separazione dei genitori o altro. 

Perché ci viene il timore di "viziarli" o di "abituarli troppo bene"? Non è peggio, invece, strutturare la difficoltà nel tempo e poi obbligarli a seguire programmi che stanno al di sotto del loro reale potenziale?

Mi è rimasta impressa una frase che mi disse una persona molto saggia: "La scuola tende a potare tutte le cime per livellarle, partendo dalla più bassa".

Io conosco l’Alto Potenziale Cognitivo, l’APC, anche nella vita personale (un mio familiare non io!) , non solo in quella professionale. 

Chi ha un QI più alto della media dei "normopensanti" — e qui mi ci metto anch’io, anche se a volte mi sento più nella categoria dei "follepensanti" — non è che sia pronto per andare a scuola dagli X-Men, alla X-Mansion del Professor Xavier, quella villa segreta dove gli studenti imparano a usare i loro poteri. Anche meno.

Però è vero che in alcuni casi di APC il bambino o il ragazzo possono disallinearsi, anche solo per un periodo, rispetto a contenuti e metodi didattici di routine. Non perché non siano capaci, ma perché hanno bisogno di un altro passo.

E allora torno al mio mantra: una rampa di scale può essere una barriera architettonica per pochi, ma una pedana invece può fare comodo a tutti, senza distinzioni.


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