Zona grigia 🩶 dove ci sono tante opportunità!
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La Zona Grigia è quell’area operativa dove esprimi la tua professionalità e scopri che è ciò che c'è di più inclusivo ed equo che esista.
È quella zona spesso "terra di nessuno".
Quella dove "se non te ne occupi" si finisce per fare diagnosi a prescindere.
E invece è lì che si gioca tutto.
Partiamo dall’attenzione, proprio quella che chiediamo ai bambini sin dal primo giorno di scuola.
Anche se arrivano dalla scuola dell’infanzia abituati a imparare giocando, ad un certo punto i momenti di gioco si riducono e aumentano quelli in cui devono stare fermi ad ascoltare e a guardare.
Una classe caotica deconcentra tutti, non solo i bambini, pure gli adulti che insegnano.
Chi paga di più sono i bambini con fragilità, ma in realtà ci perdiamo tutti.
Qui succede una cosa: le competenze che acquisisci lavorando per affrontare i bisogni speciali emersi in un ragazzino, poi ti fanno capire dove possono inciampare tutti gli altri.
Il labiale è un esempio. Dalla lallazione il bambino impara a parlare guardandoti la bocca. Sono i neuroni a specchio che permettono l'imitazione del movimento.
Nella dettatura, vedere la bocca dell’adulto rinforza l’attenzione nell’ascolto e può limitare gli errori ortografici.
Quindi serve a chi ha ipoacusia... e serve anche a chi sente benissimo.
Perché quando stai ancora imparando a leggere e a scrivere, non basta sentire il suono. Devi vedere come si attiva tutto l'apparato fonatorio-articolatorio per percepire meglio le parole dettate che devi scrivere.
Per es. se osservi l'insegnante, articola solo con le labbra MB di ombrello per appunto produrre non solo B ma pure M come suono ponte. Mentre la N per verbalizzare oNbrello attiva la lingua e solo dopo le labbra per dire B.
È come imparare a suonare sul pianoforte: non basta sentire la nota, devi vedere dove mettere le mani.
È come l'utilità di una pedana. La rampa di scale può mettere in difficoltà pochi, ma la pedana serve a tutti: alla mamma col passeggino, all’anziano, a chi è in carrozzina. Oppure a chi semplicemente non ha voglia di fare le scale!
L’assenza delle barriere architettoniche va bene a tutti. La presenza invece penalizza alcuni.
Ecco, di questo dovrebbero parlare anche le case editrici. Osare di più. Contaminare altri campi di competenza e tradurli in strumenti semplici per la classe.
Questo è tutto ciò che ruota attorno a 🎼Manogramma🖐️ Non è un trucco. È progettazione che parte dall’attenzione e soprattutto dal fare.
Anche per questo ci dovrebbe essere più sinergia fra il modus operandi degli insegnanti e gli operatori di altre figure professionali.
Non è una gara a chi ne sa di più. È uno scambio sereno.
Il braccio di ferro col bambino in mezzo non serve a nulla.
E vale anche al contrario: anche il professionista migliora quando esce dalla mentalità clinica, asettica, e impara dagli insegnanti a gestire i ragazzini, non solo a trattarli.
Ti sei mai accorto di questa cosa in classe? Che lavorando per uno, hai aiutato tutti?
A me è successo come "corpo estraneo" di una classe.
Ovvero quando aiutavo individualmente singoli casi e poi scoprendo che negli anni il mio materiale tutt'oggi gira in più scuole per lavorare con le classi.
Te lo racconto.
Una volta una maestra, man mano sfogliava dei fogli di protocollo, mi ha fatto involontariamente vedere gli scritti di classe terza di tutti gli alunni, mentre stava cercando quello del bambino che stavo seguendo.
Al 15° foglio mi sono permessa di esprimere un mio parere su tutti gli errori che continuavo a vedere: doppie che non c’erano, H sparite o messe a caso, Gn, sci, gli... un disastro...
Invece lo scritto del bambino che stavo seguendo, era uno dei pochi che era andato bene.
Il lavoro svolto sul bambino certificato ha beneficiato tutti gli altri.
Come l'assenza di una barriera architettonica che permette a tutti di fare meno fatica e non solo chi ha problemi di deambulazione.
A quel punto ho passato le mie strategie all’insegnante, perché non aveva senso usarle solo per uno.
E oggi anche quel materiale gira in più scuole.
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